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Le accoglienze

Le accoglienze a Casa Nazareth sono state numerose. La tipologia degli amici che si sono avvicendati nel corso degli anni è stata molto variegata e questo ha comportato un aggiustamento necessario da parte delle famiglie e del Centro di ascolto in ordine alla definizione delle priorità specie dopo i primi periodi in cui si prendeva di tutto senza raccogliere adeguate informazioni e senza soprattutto elaborare un progetto preciso sulle persone accolte.
La creazione di un centro di ascolto è stato il momento di svolta grazie al quale si è passati da una situazione “pionieristica”, molto legata alla disponibilità emotiva e poco alla faticosa costruzione di un progetto, ad una situazione più stabile dove l’obiettivo non era più quello di riempire necessariamente la casa, ma quello di aiutare realmente le persone che condividevano con noi problemi complessi a cui era possibile dare solo una piccola, anche se importante, risposta.
Abbiamo preso in considerazione il periodo che va dal febbraio 1997, quando si insediarono le prime famiglie, al febbraio 2001 quando già la casa aveva in corso l’esperienza del secondo gruppo di famiglie e il centro di ascolto era una realtà assodata.
In questo lasso di tempo sono state accolte in maniera stabile 47 persone in gran parte bambini o donne con figli che necessitavano di un aiuto “forte” a superare momenti di particolari difficoltà (abbandono del coniuge, fuga da situazioni di violenza, situazioni di povertà economica) per poi rendersi autonome.

Considerata l’impossibilità di accogliere maschi adulti per la particolare connotazione familiare di Casa Nazareth che vedeva la presenza fissa delle sole mogli, dato che i mariti hanno sempre proseguito la propria attività lavorativa, gli unici maschi accolti sono stati 16 minorenni soli o assieme alle madri. Le minorenni femmine invece sono state 10 nel periodo indicato, anch’esse sole o accompagnate dalla propria madre. 26 minorenni quindi sono transitati in casa in totale sia soli che accompagnati dalle madri.


Un’altra delle caratteristiche delle accoglienze di Casa Nazareth è stata la estrema varietà delle provenienze. Casa Nazareth ha accolto “il mondo” con le provenienze più disparate al punto che in alcuni momenti si incrociavano nei corridoi della casa le lingue più diverse. Su un totale di 47 persone accolte nei tre anni di riferimento infatti 25 sono stati gli stranieri di cui 6 maschi e 19 femmine. Nel grafico seguente è riportata una illustrazione analitica della provenienza dividendo i maschi dalle femmine: cominciamo dai maschi

Le femmine invece, comprensive ovviamente di minorenni e maggiorenni, sono state più numerose, e sono arrivate in gran parte dai paesi dell’est, spesse volte accompagnate dai mariti che, durante il periodo della permanenza della mogli e dei figli in casa Nazareth, provvedevano a sistemarsi cercando prima il lavoro e poi la casa. In questi casi una periodo non superiore ai 6 mesi permetteva alla famiglia di ricongiungersi:

La durata delle accoglienze è stato un elemento molto variabile a seconda delle situazioni. La diversità delle situazioni presentate dai servizi pubblici che segnalavano il caso al centro d’ascolto assieme alla particolarità di casa Nazareth che doveva fare i conti con la rotazione delle famiglie, ha portato ad accoglienze che si sono protratte per anni assieme ad altre che sono durate pochi giorni. Le accoglienze più brevi in genere hanno riguardato situazioni di emergenza, ragazze girovaghe capitate a casa Nazareth per sostare alcuni giorni in attesa di riprendere il loro vagabondaggio, bambini stranieri o zingari fuggiti dopo pochi giorni o giovani prostitute uscite dal giro e in attesa di testimoniare contro i loro protettori.
Le accoglienze più lunghe invece sono state di donne sole con figli che, o perché fuggite dai mariti violenti o perché provenienti da paesi stranieri e incinta, hanno richiesto un periodo molto prolungato di permanenza dovendosi ricostruire da capo e in più da sole, un nuovo regime di vita.
Nel mezzo stanno una serie di accoglienze di bambini in attesa di affidamenti familiari definitivi, donne con problemi di equilibrio psichico che necessitavano di un periodo di ricarica, donne straniere provenienti dai paesi dell’est assieme ai mariti in attesa di reinserirsi. A tutti è stata offerta la disponibilità per il periodo necessario a ricominciare da capo in maniera autonoma la loro vita offrendo i necessari supporti, ma mai sostituendosi nelle loro responsabilità.

Un’ultima informazione riguarda i servizi che hanno segnalato le persone che necessitavano di accoglienza. Anche in questo caso si sono verificati cambiamenti nella organizzazione nel corso degli anni dato che i primi mesi più volte sono state effettuate accoglienze dirette, cioè senza la mediazione o l’invio da parte dei servizi pubblici o di altri enti preposti. Questo fatto, oltre che creare non poche difficoltà alle famiglie residenti perché dovevano sostenere l’impatto di una accoglienza improvvisa con gli altri ospiti che non sempre erano disponibili a rimettere in discussione la propria organizzazione di vita, non produceva interventi significativi alle persone accolte tant’è vero che dopo alcuni giorni di accoglienza si poneva il problema di cosa fare delle questioni che emergevano durante il periodo di permanenza e dei problemi ulteriori che il più delle volte emergevano dato che l’inserimento veniva effettuato senza raccogliere alcuna informazione sulla persona e senza identificare il responsabile deputato a costruire il progetto di permanenza e quindi anche le modalità di uscita dalla casa dell’ospite.
La creazione di un centro d’ascolto in collaborazione con gli amici del Centro di Solidarietà permise il superamento di questi problemi iniziali e fece fare un primo importante salto di qualità non solo al tipo di servizio offerto, ma anche alle caratteristiche della convivenza in casa tra le famiglie e con gli ospiti. Ogni richiesta veniva quindi inviata al gruppo di persone deputate a questo servizio e, grazie al coordinamento di Elisabetta De Marchi, si è potuto organizzare un servizio stabile di verifica delle richieste, di analisi del bisogno reale, di elaborazione di un progetto di vita della persona, di intensificazione e chiarimento del rapporto con i servizi sociali pubblici. Si è lavorato molto anche sul versante delle richieste provenienti da privati cittadini o da altre associazioni di volontariato o da preti che il più delle volte si ponevano in maniera errata nei confronti del bisogno della persona che gli si presentava davanti proponendo soluzioni assistenziali o dimenticandosi che i problemi della gente povera sono problemi di tutti e non solo degli “esperti in carità” e che Casa Nazareth poteva intervenire solo in situazione che erano realmente improponibili ad altri.Un servizio quindi utile alla casa, ma anche uno strumento di sensibilizzazione verso le comunità cristiane e verso la città che per crescere nella propria qualità della vita non può vivere nell’indifferenza verso le situazioni di marginalità. Il servizio pubblico sociale è stata la realtà che più ha proposto situazioni di accoglienza a Casa Nazareth con 14 maschi e 16 femmine. I 6 ospiti della colonna “altro” attestano le numerose provenienze improvvise dei primi tempi come nel caso di donne fuggite da casa o picchiate dai mariti pervenute in casa nostra accompagnate dai carabinieri, oppure le prostitute sottoposte a protezione dalla polizia accompagnate direttamente dagli agenti che si ponevano anche come referenti del caso, almeno fino all’espletamento del processo ai loro protettori. Le quattro ospiti arrivate da sole erano girovaghe potremmo dire “di professione” come il caso di una giovane donna francese che da oltre dieci anni vagava per l’Europa dopo la morte dei genitori, o dell’altra ragazza che pur avendo una casa vicino ad Ancona girava abitualmente il nostro paese producendosi in piccole “performance” nelle piazze con alcune marionette che guidava con un filo, o della signora Croata che girava anch’essa l’Europa appoggiandosi periodicamente presso istituti religiosi o case di accoglienza per brevi periodi.

Le segnalazioni provenienti dalle Caritas (non necessariamente da quella fanese) sono state forse quelle più complesse e che hanno richiesto il tempo maggiore di risoluzione per la particolare complessità della situazione di vita della persona.
I privati cittadini hanno presentato situazioni abbastanza particolari e temporanee, quasi a supporto di realtà familiari tutto sommato resistenti, come il caso di una nonnina non autosufficiente che necessitava di assistenza temporanea nel periodo in cui il marito era ricoverato in ospedale.
La voce “Parrocchie” è stata riportata ugualmente perché anche se non sono state effettuate accoglienze pervenute da parroci, richieste invece ne sono arrivate da quel fronte. Il fatto è che le richieste avanzate non corrispondevano alle caratteristiche di Casa Nazareth trattandosi di situazioni che necessitavano di verifiche da parte del servizio sociale pubblico che però il più delle volte non venivano richieste. Venivano infatti presentate situazioni di grande complessità o, all’opposto, di facile risoluzione che però non avevano alle spalle una conoscenza adeguata dei problemi e quindi la possibilità di elaborare progetti sulla persona ed individuare possibili uscite dal problema o strategie di inclusione sociale.